L’Inferno on line dello Gig Worker

Amazon mechanical Turk

Come la rete ha trasformato il lavoro in una nuova schiavitu’ tecnologica

Le aziende, grandi e piccole, governano le attivita’ attraverso regole e gerarchichie: il capo distribuisce i compiti ai dipendenti i quali prendono istruzioni per eseguire il loro lavoro.

Sebbene questo sia ancora vero per la maggior parte dei lavoratori, un numero sempre crescente di persone ha iniziato a lavorare prevalentemente online, svolgendo lavori che le aziende pianificano e assegnano tramite piattaforme Web o App, il cosiddetto Crowdworking.

Questo lavoro temporaneo atipico, detto anche on demand “Gig Work”, sta a ritmo crescente soppiantando il lavoro tipico.

Eppure nessuna delle nostre attuali statistiche in Italia riesce a quantificare il fenomeno e i sindacati e i politici, a parte rarissime eccezioni, non sembrano interessati a fare i conti con questa nuova realtà occupazionale che sta trasformando le piattaforme on line in nuovi padroni e i lavoratori in nuovi schiavi.

Il Pew Research Center for Internet, Science and Tech ha effettuato recentemente uno studio sulla Gig Economy dal titolo “Gig Work, Vendite Online e Case Private in Affitto” su un campione rappresentativo della popolazione degli Stati Uniti, per stimare quanti siano i lavoratori coinvolti in queste nuove tipologie di lavoro: Gig Work (ad esempio attraverso Amazon Mechanical turk), Ridesharing (si pensi ad app come Uber e Lyft) e Case Private in Affitto (tramite siti come Airbnb e VRBO). (https://www.pewresearch.org/internet/2016/11/17/gig-work-online-selling-and-home-sharing/).

Società come Amazon, Uber, Deliveroo e AirBnB non hanno bisogno di presentazione anche per le numerose proteste dei lavoratori a cottimo che erogano i loro servizi.
Sulla loro scia stanno nascendo nel mondo una miriade di piattaforme e una massa crescente di attivita’ si sta spostando silenziosamente online per diventare lavoro on-demand, a cottimo, poco retribuito e per nulla tutelato.

Queste piattaforme offrono alle aziende un modo molto economico per reclutare personale per svolgere piccole attività retribuendo solo i compiti svolti con successo.

Ad esempio su Amazon Mechanical Turk i compiti, detti HIT (human intelligence task che a dispetto del nome sono davvero stupidi) possono essere retribuiti anche solo 1 centesimo l’uno e secondo la maggior parte delle ricerche un Mturker (così vengono chiamati i lavoratori on line di amazon) riesce a guadagnare mediamente 2 dollari all’ora mentre solo il 5% supera i 7 dollari! Che per un cittadino americano rappresentano un magro reddito ma cominciano ad essere una retribuzione interessante per chi vive nelle Filippine.
Oggi la distribuzione della rete e della connettivita’ annulla il gap di produttivita’ e un computer in Italia offre la stessa produttivita’ potenziale di un laptop connesso dall’Uganda, questo pone i lavoratori di tutto il mondo sullo stesso piano sia che vivano nella ricca e tecnologica America che in un villaggio rurale dell’India.

Di fatto Internet sta dando vita a un nuovo tipo di Inferno. Per alcuni americani, le attività online con salario inferiore al minimo sono l’unico lavoro disponibile. La tecnologia ha aiutato a liberare l’uomo da molti lavori di routine, pesanti e poco retribuiti ma oggi sta anche producendo un nuovo terrificante mondo del lavoro, in cui le persone svolgono, sotto una stretta sorveglianza tecnologica, una miriade di micro compiti per ore e ore, guadagnando solo pochi centesimi per ogni HIT completato.

E per molti lavoratori che vivono in parti del paese in cui i posti di lavoro sono scomparsi, inghiottiti dalla tecnologia o cancellati dall’outsourcing, il lavoro on line ripetitivo e mal retribuito è tutto ciò che passa il convento.

Ecco un tipico esempio di HIT trovato su Amazon MTurk: 80 centesimi per leggere la recensione di un ristorante e poi rispondere a un sondaggio; tempo stimato 45 minuti. Un’altro richiede di fare il download di una App e installarla per 10 centesimi di dollaro, tempo stimato 3 minuti, un altro ancora indica di visitare una pagina web e copiare e incollare la terza riga sulla piattaforma, 1 centesimo, tempo 1 minuto.

Sempre più aziende, anche multinazionali con centinaia di migliaia di impiegati, si stanno orientando verso le piattaforme on line per gestire i picchi di lavoro, per avere accesso a una fonte scalabile di lavoratori, competenze e skill, per ridurre i tempi e costi di reclutamento del personale temporaneo e per annullare le barriere al reclutamento quali la residenza del lavoratore.
Il lavoro on line coinvolge anche lavoratori iperspecializzati, quali coders e programmatori di machine learning.
Perche’ anche lavoratori con competenze elevate si affidano alle piattaforme di lavoro on line per vivere?
La velocità dei cambiamenti in atto dovuti ai rapidi progressi tecnologici ha creato un gap di competenze tra i lavoratori.
Sempre più spesso le aziende faticano a identificare o formare internamente le competenze necessarie, i tempi di formazione per l’acquisizione di nuove coompetenze (upskilling o reskilling) sono troppo lunghi per tenere il ritmo dell’accelerazione tecnologica: si stima che l’85% dei lavori che saranno richiesti nel 2030 non esistono ancora (Deloitte, 2019 Global Human Capital Trends: https://www2.deloitte.com/us/en/insights/focus/human-capital-trends.html).
Usare le piattaforme on line consente alle aziende di coprire questi gap che si fanno sempre più ampi.
Per questi lavoratori iperpecializzati la situazione non è poi più rosea, anche loro si trovano a dover fronte a una competizione internazionale con giovani ugualmente specializzati che vivono in paesi in via di sviluppo e che sono capaci di eseguire lavori di eguale qualita’ e produttivita’ per una frazione del costo orario di un lavoratore europeo o americano.
Inoltre piu’ i lavoratori sono specializzati piu’ sono costretti ad aggiornare autonomamente i loro skill pena la loro velocissima obsolescenza.

Oggi, tutte le grandi aziende tecnologiche e non solo utilizzano servizi come questi. Il lavoro su richiesta creato da queste piattaforme è difficile da misurare e in pochi ne comprendendo l’impatto. Anche le Banche stano sfruttando queste opportunita’, interessante caso e’ quello di Deutsche Bank che mentre annuncia il licenziamento di decine di migliaia di dipendenti e’ molto attiva nel reclutare CrowdWorkers e sviluppare l’intelligenza artificiale (Managing Complex Work Systems via Crowdworking Platforms: How Deutsche Bank Explores AI Trends and the Future of Banking with Jovoto, 2018).

I nostri sindacati difendono solo il lavoro visibile, ma nel mondo sono cambiate molte cose e le tendenze in atto, modificando radicalmente il mondo del lavoro, hanno creato una moltitudine indefinita di lavoratori invisibili (metto tra i lavoratori invisibili anche gli immigrati nei campi e le badanti)

Secondo il rapporto Pew, circa il 5% della popolazione degli Stati Uniti, o 1 persona su 20, svolge una qualche forma di lavoro online. Per metterlo in prospettiva, lo Gig Work rappresenta la fonte di reddito più comune tra i lavori su piattaforme piu’ dello home sharing (2%) o il ridesharing (1%).

Si dice che il bello del lavoro on line è la possibilità di gestire il proprio lavoro e il proprio tempo. Però pochi intervistati hano riferito di svolgere questo lavoro perché “ha bisogno di controllare il proprio tempo”. Molti affermano che non ci sono altre opportunità nella propria area.

Il lavoro online sta radicalmente rimodellando la nostra società. Gli economisti Lawrence Katz e Al Krueger stimano che i lavori alternativi basati sulle piattaforme on line siano aumentati dal 10 al 16% sul totale degli occupati, rappresentando tutta la crescita netta dell’occupazione nell’economia statunitense negli ultimi dieci anni. Supponendo che le tendenze citate continuino al ritmo attuale, entro il 2027, quasi 1 adulto americano su 3 farà affidamento sulle piattaforme online per sostenersi.

Lo studio Pew Research è una prova che il mondo del lavoro si sta rapidamente spostando online e sempre piu’ parcellizzando e iperspecializzando. Decine di nuove Start-up di Gig Work spuntano ogni giorno per mettere in contatto le persone direttamente con i datori di lavoro per svolgere compiti a cottimo attraverso la rete.
Questa tendenza non si invertirà e tutto sta ad indicare che il passaggio al lavoro on line on demand sarà il futuro per milioni di lavoratori in tutto il mondo.
Questi lavoratori invisibili sono vitali per il futuro della nostra economia e la loro difesa deve rappresentare una priorità per politici e sindacati.
Ignorare la crescente dipendenza delle aziende e dei consumatori da una forza lavoro sottopagata e senza diritti (gig workers, badanti, lavoratori nei campi) non è una strategia che ci aiuterà a difendere il benessere non solo economico della nostra società.

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