L’accelerazione sociale e tecnologica spingono l’outsourcing del lavoro online

Il mondo del lavoro sta subendo cambiamenti epocali sotto la spinta di internet e della diffusione della connettività. Grazie alla rete il lavoro online sta emergendo prepotentemente soppiantando le forme tradizionali di occupazione e trasformando dove, quando e come si esegue una prestazione o si eroga un servizio.
I nuovi sistemi di interazione tra aziende e lavoratori offrono un accesso ad ampie competenze specialistiche, processi di reclutamento immediati e flessibili e la possibilità di poter contare su una produttività illimitata 24 ore al giorno.
Attraverso le piattaforme di lavoro online una grande moltitudine di persone accede alla rete e da li’ compete nel mercato del lavoro globale, ovunque e in qualsiasi momento, vincendo sull’organizzazione tradizionale non solo in ragione della forza bruta dei grandi numeri ma anche grazie alla diversificazione, alla ampiezza e alla specializzazione delle competenze reperibili.
Tutte le attività possono essere soggette allo Outsourcing su internet, si parla di telemedicina, telechirurgia, telesportello, formazione a distanza etc.., il che vuol dire che posso avvalermi di un bravo medico cubano per una visita specialistica via Zoom, servirmi di un servizio di Customer Service composto interamente da crowdworker basati dall’altra parte del mondo o studiare ad Harvard senza mai muovermi da casa.
In questo scenario tutte le attività umane si trovano in competizione globale e sono sottoposte a dinamiche assai differenti rispetto alle attuali.
Molte aziende hanno cominciato a rivolgersi allo Online Outsourcing per trovare esperti in grado di risolvere in tempo reale i loro problemi servendosi di team cross funzionali dove la maggior parte degli skills viene reclutata sulle piattaforme in rete.
Queste aziende e questi professionisti hanno contribuito alla creazione di un ecosistema aperto e a rete, dove il pool dei talenti non è più interno all’organizzazione ma spesso distante, sconosciuto e inconoscibile.
Le tecnologie digitali hanno dunque dato vita ad una nuova ondata di outsourcing, in cui le organizzazioni utilizzano piattaforme online per attingere a risorse e competenze squarciando cosi’ i confini dell’ecosistema chiuso delle organizzazioni tradizionali.
Upwork, Freelancer e PeoplePerHour sono dei veri e propri mercati globali del lavoro che mettono in contatto i clienti con i liberi professionisti e facilitano il reclutamento e l’esecuzione di prestazioni a distanza. Piattaforme di questo genere consentono alle aziende di connettersi con milioni di freelance in tutto il mondo a una velocità e una scalabilita’ inimmaginabili solo pochi anni fa.
Alcune organizzazioni utilizzano con sempre maggiore agilità queste piattaforme anche se al momento sappiamo poco su quale siano le migliori pratiche per adottare con successo questo nuovo modo di lavorare.
Si potrebbe pensare che l’assunzione di liberi professionisti online sia qualcosa che le aziende possono semplicemente decidere di fare in ogni momento, tuttavia, l’integrazione dello online outsourcing nelle strutture organizzative tradizionali, nei processi e nelle pratiche di lavoro esistenti si rivela spesso una sfida complessa.
Sono avvantaggiate le aziende startup che possono organizzare i propri processi ex novo in relazione alle esigenze del lavoro online. le aziende tradizionali devono fare un salto culturale e organizzativo che per molte è fatale. lavorare in modo flessibile servendosi di team di cui fanno parte soprattutto collaboratori reperiti in rete significa scardinare i rapporti capo collaboratore. La burocrazia, con le sue liturgie e il rispetto delle leggi ferree delle gerarchie, è inconciliabile con queste forme di collaborazione fluida.
Comprendere le opportunità e le sfide poste da questo “nuovo mondo del lavoro” è lo scopo di questo articolo.
Rispetto alle precedenti ondate di outsourcing (ad esempio, il ricorso al lavoro temporaneo, lo outsourcing e lo offshoring), il passaggio alle piattaforme di freelance online porta il lavoro direttamente dove si trovano i lavoratori.
Le attivita’ che le aziende possono appaltare online vanno dalla programmazione allo inserimento dati, alle traduzioni, customer care e molto altro ancora.
La tabella sotto riporta quali siano le attività più frequentemente appaltate online:

Oxford University Online outsourcing index 2020

Esiste una grande varietà di piattaforme che mediano le relazioni tra clienti e fornitori. Di seguito tenteremo una qualche definizione anche se i confini non sono così netti e quasi tutte le piattaforme si prestano a piu’ utilizzi.
Le piattaforme di online outsourcing possono essere suddivise in piattaforme di microwork e piattaforme di freelance.
Le piattaforme Microwork si concentrano sulla velocità e sul basso carico gestionale del processo di assegnazione dei compiti e sono più adatte per attività relativamente semplici e ripetitive che richiedono poca formazione e coordinamento. Esempi di piattaforme microwork sono Amazon Mechanical Turk, CloudFactory e CrowdFlower. I lavoratori di solito possono selezionare autonomamente le attività, a condizione che soddisfino i requisiti di skill, esperienze, competenze stabiliti dal cliente.
Nel caso del Microwork i progetti e le attività vengono suddivisi in microtask che possono essere completati in pochi secondi o minuti. Ai lavoratori si richiedono solitamente semplicemente abilità di base di calcolo e alfabetizzazione, ad esempio per l’image tagging, trascrizione del testo e immissione dati, download e installazione di app, apertura di pagine Internet, fornire dati per lo machine learning, ricerche sociali, ricerche scientifiche, ecc.
I lavoratori sono in genere pagati piccole somme di denaro per ogni attività completata e le barriere all’ingresso sono inferiori rispetto al freelance online, il che lo rende particolarmente attraente per chi non possiede competenze specialistiche.
Le piattaforme di freelance online come Upwork, Freelancer e PeoplePerHour si concentrano su progetti più specializzati e ad alta intensità di conoscenza in categorie come sviluppo software, creatività e design, scrittura e traduzione.
Inoltre le piattaforme di freelance online pongono l’accento sulla qualità, sul coordinamento e la valutazione del lavoro consegnato. Sebbene siano molteplici le combinazioni possibili, un tipico processo di contrattazione su una piattaforma di freelance online procede come segue: un cliente pubblica un progetto sulla piattaforma e i liberi professionisti interessati presentano una proposta. Il cliente valuta quindi le proposte e conduce i colloqui con i candidati selezionati tramite chat o videochiamata. Quando il cliente trova un libero professionista che si adatta alle sue esigenze e le condizioni sono state concordate, la piattaforma aiuta le parti a stipulare un contratto per l’inizio del lavoro. I risultati vengono inviati tramite la piattaforma. Dopo la valutazione e l’approvazione, il cliente rilascia il pagamento al libero professionista.

Sotto riportiamo una tabella esemplificativa per le due tipologie di lavoro on line citato:

 MicroworkFreelence
GrandezzaI progetti e le attività sono suddivisi in microtask più piccoli  Tende a coinvolgere progetti e compiti più grandi
Complessita’bassaMedia alta
DurataSecondi o minutiOre fino a mesi
Competenze richiesteBasse: sono richieste poche abilità o conoscenze specialistiche  Sono richieste competenze e conoscenze specialistiche
CoordinamentoGestione automatizzata (algoritmica) da parte della piattaforma  Coordinamento (umano) da parte del cliente
RemunerazioneLavoretti pagati a cottimoPagati per risultato o su base oraria

Abbiamo svolto una piccola ricerca su qeulle che sono le piattaforme piu’ utilizzate tentando una suddivisione per aree di specializzazione anche se come accennato i confini non sono cosi’ ben delineati e ogni piattaforma puo’ rispondere a piu’ esigenze.

PLATFORMN° OF REGISTERD USERSEXAMPLE OF TYPE OF TASKS
Innocentive390.000Drugs development; Marketing; Algorithm; Social Innovation; Global issues
   
Fiverr830,000Writing, translation, graphic design, video editing and programming
Freelancer.com45.618.783Graphics & Design; Digital Marketing; Writing & Translation; Video & Animation; Music & Audio; Programming & Tech; Business; Lifestyle; Industries
Upwork14.000.000Administration Support; Customer Service; Web Development; Mobile Development; Design; Writing; Marketing; Accounting
AddLance40.000Graphics & Design; Digital Marketing; Writing & Translation; Video & Animation; Music & Audio; Programming & Tech; Accounting; Photo; Architecture; Engineering
Peopleperhour2,909,437Freelance in every area
TwagoProgrammers; App developers; Designers; On Line Marketing; Etc.
Guru Programming & Development; Writing & Translation; Design & Art; Administrative & Secretarial; Sales & Marketing; Business & Finance; Engineering & Architecture; Legal
   
Topcoder500.000Apps; Websites; Analytics & Data Science QA & Testing
Coderbyte Coding
Project EulerChallenging mathematical / computer programming problems
HackerRank11.000.000Software Developement
   
   
CodeChefIt is a global programming community that fosters learning and friendly competition
Exercism.io Code practice and mentorship for everyone
CodinGame A way to improve programming skills while having fun and getting noticed
   
Figure Eighthuman-in-the-loop machine learning and artificial intelligence
   
Amazon’s Mechanical Turk500.000Microtasks; Processing photos / videos; Data cleaning / verification; Information collection; Data processing; Human-subject research; Machine Learning
Crowflower Data enrichment platform with access to an online, on-demand workforce of millions of people who complete tasks that algorithms alone can’t.
Clickwork Internet users worldwide who can, for example, create or correct texts, participate in surveys or search and categorize data
   
99designs Professional designers
DesignHill Logos, Websites, T-shirts & More!
   
Zipments On-demand logistics platform providing businesses and individuals with same-day delivery services, also intracompany.
Mila Crowd customer service. Peer to Peer technical assistance.
imagine-futurefactory Innovative End-To-End Management Of Dynamic Manufacturing Networks
Tabella 1.1 – panoramica delle piu’ comuni piattaforme di Online Outsourcing (2020)

Perché le aziende sono costrette ad adottare questi nuovi paradigmi di organizzazione del lavoro se vogliono sopravvivere

Sempre più aziende si stanno orientando verso le piattaforme on line per le ragioni piu’ varie: gestire i picchi di lavoro; avere accesso a una fonte scalabile di lavoratori, competenze e skill; ridurre i tempi e costi di reclutamento del personale; annullare le barriere al reclutamento quali la geografia.
Le piattaforme on line forniscono l’accesso a liberi professionisti con competenze e conoscenze altamente specializzate, rendendole un’opzione interessante per integrare rapidamente e in modo flessibile le capacità dei team interni.
Rispetto ai tradizionali fornitori di servizi in outsourcing e le agenzie di lavoro, le piattaforme riducono sostanzialmente i costi di e i tempi di reclutamento. Ciò consente alle aziende di assumere rapidamente liberi professionisti per soddisfare le loro esigenze.
Le piattaforma on line eliminano le barriere geografiche, informative e amministrative nel processo di reclutamento. Ciò consente il loro utilizzo anche per progetti di minore lunghezza e portata. Facilita l’assunzione di liberi professionisti su una base più flessibile e su richiesta e consente ai manager di portare in azienda nuove competenze e conoscenze che altrimenti sarebbero rimaste fuori.
Le imprese ottengono non solo flessibilità numerica, funzionale e finanziaria ma anche vantaggi in termini di creazione di conoscenza e innovazione.
Più in generale, l’ascesa dello online outsourcing può essere inteso come parte di una più ampia trasformazione delle forme organizzative, in cui le imprese si stanno spostando da strutture gerarchiche relativamente statiche basate su ruoli fissi verso quelle più aperte, fluide e dinamiche. I team di progetto vengono creati dinamicamente, in base alle competenze, alle conoscenze e alle esigenze delle persone.
Questa nuova forma di organizzazione basata su progetti o attività fornisce alle imprese la velocità, la flessibilità e l’efficienza necessarie per rimanere innovative e competitive nei loro settori.
Ma la motivazione che più di tutte spingerà le aziende ad utilzzare lo online outsourcing è la accelerazione sociale e tecnologica che caratterizza la nostra epoca.
La velocità dei cambiamenti in atto dovuti ai rapidi progressi scientifici e tecnologici ha creato un crescente gap di competenze tra i lavoratori.
Il business cambia costantemente e ad un passo sempre piu’ accelerato. Per le aziende e’ sempre piu’ difficle trovare le persone adatte alle nuove esigenze, i lavori vengono continuamente ridefiniti e gli skill di ieri sono un peso per le esigenze del business di oggi.
Sempre più spesso le aziende faticano a identificare o formare internamente le competenze necessarie, i tempi di formazione (upskilling o reskilling) sono troppo lunghi per tenere il ritmo dell’accelerazione sociale e tecnologica: si stima che l’85% dei lavori che saranno richiesti nel 2030 non esistono ancora (https://www2.deloitte.com/us/en/insights/focus/human-capital-trends.html).
Usare le piattaforme on line consente alle aziende di coprire questi gap che si fanno sempre più ampi. In altre parole, le imprese hanno bisogno di acquisire sempre piu’ dinamicità, flessibilità e accesso a nuove competenze, e nello stesso tempo di sfruttare i vantaggi dell’innovazione e della creazione di conoscenza che derivano dal rendere più permeabile il confine aziendale attraverso la contaminazione tecnica e culturale grazie al reclutamento di lavoratori con background e storie lavorative differenti.
Questo cambiera’ i sistemi di gestione del personale, dal reclutamento alla formazione, dalla gestione amministativa alle relazioni indusrtriali.
Ad esempio il reclutamento non sara’ piu’ una funzione HR, ogni responsabile accedera’ alla piataforma piu’ adatta e procedera’ a pubblicare i compiti, i lavori e i problemi da risolvere diretamente in rete. Si occupera’ di raccoglierne i risultati, validarli e pagare i singoli contributi.
Il nuovo manager sara’ valutato sulla capacita’ di sfruttare queste nuove opportunita’ offerte dalle rete e dalla capacita’ di rendere sempre piu’ flessibili i processi capaci di accogliere contributi di personale interno e freelance esterni.
Un manager dovrà acquisire la capacità di gestire le ativita’ dello online outsourcing e nel contempo mantenere in azienda il know how differenziante, la capacita’ di innovare, garantire la privacy degli stakeholder coinvolti (clienti, fornitori, personale) la riservatezza e segretezza dei dati aziendali.
Le competenze che il nuovo manager dovra’ acquisire saranno incentrate sul distanziamento. La capacita’ di interagire in incontri faccia a faccia e motivare i propri collaboratori saranno sempre meno competenze distintive. Sarà invece più importante padroneggiare l’uso dei network (e.g. slack, zoom, etc) che presiedere un meeting fisico.
La capacita’ che maggiormente sara’ necessario acquisire e’ il ragionamento per processi, avere una visione d’insieme dei processi per suddividere un lavoro complesso in compiti sempre piu’ piccoli e iperspecializzati, assegnarli on line attraverso le piattaforme prescelte, raccogliere e assicurare la qualita’ dei risultati, integrare i singoli output per ottenere il risultato finale desiderato.
Le tre abilità classiche di leadership (Robert Katz “Skills of an Effective Administrator”) abilità tecniche, abilità umane e abilità concettuali, legate alle conoscenze specifiche, alla comunicazione con le persone e alla definizione della vision, che erano considerate essenziali per guidare e motivare i gruppi di lavoro e raggiungere i risultati, la padronanza dei quali contraddistingueva i manager piu’ brillanti da quelli medi, saranno presto soppiantate dalla competenza di gestione di gruppi sempre piu’ ampi attraverso una comunicazione sempre piu’ distante, tecnica, standardizzata, deumanizzata.
L’empatia necessaria per gestire incontri personali, motivare le persone, comprendere le leve motivazionali di ognuno, non fara’ piu’ la differenza e il manager efficace dovra’ sempre piu’ riuscire a sfruttare la tecnologia, le leve motivazionali tipiche dei social network e la comunicazione a distanza per raggiungere i risultati voluti.
I collaboartori saranno, di fatto, sconosciuti e non conoscibili e la gestione di una moltitudine di online freelancer non potra’ che somigliare sempre’ piu’ ad un processo tecnologico e sempre meno alla direzione di una orchestra o ad una squadra sportiva.
Il management sara’ sempre piu’ una scienza e sempre meno un’arte e perciò anch’esso destinato ad essere soppiantato dall’Intelligenza Artificiale.
Gli influencer dei social network sono probabilmente la nuova metafora del manager e, come è noto, un Bot può essere un influencer piu’ efficace di una persona reale.
Di contro le competenze degli on line freelancer sono quelle che oggi caratterizzano il mondo dei consulenti e liberi professionisti in ambienti indefiniti e destrutturati.
Sara’ sempre piu’ importante per gli on line freelancer mantenersi costantemente aggiornati sara’ loro responsabilita’ trovare la via piu’ adeguata per apprendere gli skill e mantenere minimo il gap di competenze.
I lavoratori dello online outsourcing saranno giudicati e valutati solo e soltanto in base ai risultati e dovranno costantemente capire dove il mercato del lavoro si sta dirigendo per tenersi continuamente aggiornati, pena la loro veloce obsolescenza.
Dovranno percio’ essere dotati di autodisciplina, non ci sara’ un sistema di governo e sorveglianza che assegna i compiti e impone i ritmi e controlla la qualita’, perche’ in caso di errore la punizione è l’immediata esclusione dal sistema (basta un click del mouse e per essere bannati, una stella di rating in meno per essere esclusi dal marketplace) dovranno essere curiosi e attenti, dovranno saper comunicare con brevita’ e efficacia o il loro lavoro non sara’ compreso e quindi scartato.
Alcune piattaforme offrono dei momenti di riflessione per capire il mercato e il proprio lavoro. I lavoratori on line si organizzano attraverso i social networks per passarsi delle informaizioni, darsi dei consigli e aiutarsi vicendevolmente.
Ad esempio You tube e altre piattafrome simili vengono usate a scopo formativo dove vi sono canali specialistici per apprendere nuovi skills.

Quali tipi di lavoro possono essere dati in online outsourcing

Lo schema sopra rappresenta sommariamente il funzionamento di una azienda.

Come vediamo ogni attività svolta in ogni area aziendale può usufruire di collaboratori reclutati attraverso piattaforme online (tra parentesi).
Le soluzioni proposte per ogni attività sono solo esemplificative e non esauriscono il mondo delle soluzioni online, anzi ogni giorno se ne aggiungono di nuove e nuove soluzioni di business vengono via via permesse dalle tecnologie, pensiamo solo al futuro dello online manufacturing una volta che le stampanti tridimensionali avranno raggiunto un buon livello tecnologico o cosa significherà gestire le attività di delivery quando piccoli droni potranno essere utilizzati per le consegne (oltreoceano la FAA ha recentemente concesso ad Amazon l’autorizzazione necessaria per effettuare consegne via drone).

L’Inferno on line dello Gig Worker

Come la rete ha trasformato il lavoro in una nuova schiavitu’ tecnologica

Come la rete ha trasformato il lavoro in una nuova schiavitù tecnologica.

Le aziende, grandi e piccole, governano le attività attraverso regole e gerarchie: il capo distribuisce i compiti ai dipendenti i quali prendono istruzioni per eseguire il loro lavoro.

Sebbene questo sia ancora vero per buona parte dei lavoratori, un numero sempre crescente di persone ha iniziato a lavorare prevalentemente online, svolgendo lavori che le aziende pianificano e assegnano tramite piattaforme, il cosiddetto Crowdworking.

Questo tipo di lavoro temporaneo atipico, detto anche on demand “Gig Work”, sta sempre più soppiantando il lavoro tipico.

Le statistiche del lavoro in Italia non colgono il fenomeno e i sindacati e i politici, a parte rarissime eccezioni, non sembrano interessati a fare i conti con questa nuova realtà occupazionale che sta trasformando le piattaforme online in nuovi padroni e i lavoratori in nuovi schiavi.

Società come Amazon, Uber, Deliveroo e AirBnB non hanno bisogno di presentazione e sulla loro scia stanno nascendo nel mondo una miriade di piattaforme di lavoro online e una massa crescente di attività si sta spostando silenziosamente sulla rete per diventare lavoro on-demand, a cottimo, poco retribuito e per nulla tutelato.

Queste piattaforme offrono alle aziende un modo molto economico per reclutare personale e retribuire solo i compiti svolti.

Ad esempio su Amazon Mechanical Turk i task, detti HIT (human intelligence task che a dispetto del nome sono davvero stupidi) possono essere retribuiti anche solo un centesimo l’uno e secondo la maggior parte delle ricerche un Mturker (così vengono chiamati i lavoratori on line di amazon) riesce a guadagnare mediamente 2 dollari all’ora mentre solo il 5% supera i 7 dollari!

Un magro reddito per chi vive nel Nord del mondo ma cominciano ad essere una retribuzione interessante per chi vive in Nigeria.

Oggi la distribuzione della rete e della connettività annulla il gap di produttività e un computer in Italia offre la stessa produttività potenziale di un laptop connesso dall’Uganda, questo pone i lavoratori di tutto il mondo sullo stesso piano sia che vivano nella ricca e tecnologica America che in un villaggio rurale dell’India.

Di fatto Internet sta dando vita a un nuovo tipo di Inferno.

Per alcuni americani, le attività online con salario inferiore al minimo sono l’unico lavoro disponibile.

La tecnologia ha aiutato a liberare l’uomo da molti lavori di routine, pesanti e poco retribuiti ma oggi sta anche producendo un nuovo terrificante mondo del lavoro, in cui le persone svolgono, sotto una stretta sorveglianza tecnologica, una miriade di micro compiti per ore e ore, guadagnando solo pochi centesimi per ogni HIT completato.

Per molti lavoratori che vivono in aree del paese in cui i posti di lavoro tradizionali sono scomparsi, inghiottiti dalla tecnologia o cancellati dall’outsourcing, il lavoro on line ripetitivo e mal retribuito è tutto ciò che passa il convento.

Sempre più aziende, anche multinazionali con centinaia di migliaia di impiegati, si stanno orientando verso le piattaforme on line per gestire i picchi di lavoro, per avere accesso a una massa scalabile di lavoratori, competenze e skill, per ridurre i tempi e costi di reclutamento del personale temporaneo e per annullare le barriere al reclutamento.

Il lavoro on line coinvolge anche i lavoratori iperspecializzati, quali coders e programmatori di Intelligenza Artificiale.

Ciò perché la velocità dei cambiamenti in atto dovuti ai rapidi progressi tecnologici ha creato un gap di competenze tra i lavoratori.

Sempre più spesso le aziende faticano a identificare o formare internamente le competenze necessarie, i tempi di formazione per l’acquisizione di nuove competenze (upskilling o reskilling) sono troppo lunghi per tenere il ritmo dell’accelerazione tecnologica: si stima che l’85% dei lavori che saranno richiesti nel 2030 non esistono ancora (Deloitte, 2019 Global Human Capital Trends: https://www2.deloitte.com/us/en/insights/focus/human-capital-trends.html).

Usare le piattaforme on line consente alle aziende di coprire questi gap che si fanno sempre più ampi.

Oggi, tutte le grandi aziende tecnologiche e non solo utilizzano servizi come questi. Il lavoro su richiesta creato da queste piattaforme è difficile da misurare e in pochi ne comprendendo l’impatto.

Anche le Banche stanno sfruttando queste opportunità, ad esempio Deutsche Bank mentre annuncia il licenziamento di decine di migliaia di dipendenti e’ molto attiva nel reclutare CrowdWorkers e sviluppare l’intelligenza artificiale (Managing Complex Work Systems via Crowdworking Platforms: How Deutsche Bank Explores AI Trends and the Future of Banking with Jovoto, 2018).

I nostri sindacati difendono solo il lavoro visibile, ma nel mondo sono cambiate molte cose e le tendenze in atto, modificando radicalmente il mondo del lavoro, hanno creato una moltitudine indefinita di lavoratori invisibili (metto tra i lavoratori invisibili anche gli immigrati nei campi e le badanti)

Il lavoro online sta radicalmente rimodellando la nostra società. Gli economisti Lawrence Katz e Al Krueger stimano che i lavori alternativi basati sulle piattaforme on line siano aumentati dal 10 al 16% sul totale degli occupati, rappresentando tutta la crescita netta dell’occupazione nell’economia statunitense negli ultimi dieci anni. Supponendo che le tendenze citate continuino al ritmo attuale, entro il 2027, quasi 1 adulto americano su 3 farà affidamento sulle piattaforme online per sostenersi.

Il mondo del lavoro si sta rapidamente spostando online e sempre piu’ parcellizzando e iperspecializzando. Decine di nuove Start-up di Gig Work spuntano ogni giorno per mettere in contatto le persone direttamente con i datori di lavoro per svolgere compiti a cottimo attraverso la rete.

Questa tendenza non si invertirà e tutto sta ad indicare che il passaggio al lavoro on line on demand sarà il futuro per milioni di lavoratori in tutto il mondo.

Questi lavoratori invisibili sono vitali per il futuro della nostra economia e la loro difesa deve rappresentare una priorità per politici e sindacati.

Ignorare la crescente dipendenza delle aziende e dei consumatori da una forza lavoro sottopagata e senza diritti (gig workers, badanti, lavoratori nei campi) non è una strategia che ci aiuterà a difendere il benessere non solo economico della nostra società.

Perche’ il coronavirus ci terrorizza tanto?

Osservando gli Indicatori Demografici ISTAT relativi al 2019, al 1° gennaio 2020 il numero di residenti in Italia è pari a 60 milioni 317mila. La popolazione residente nel nostro Paese è in calo da 5 anni consecutivi (116mila in meno nell’ultimo anno).

Allo stesso tempo è aumentato il divario tra nascite e decessi. Per 647mila morti totali in Italia nel 2019, ci sono stati 435mila bambini nati vivi. In pratica per 100 persone morte sono nati solo 67 bambini (mentre 10 anni fa il rapporto era 100:96). Nel 2019 abbiamo toccato il livello più basso di ricambio naturale dal 1918. Secondo le statistiche, si è alzata anche l’età media degli italiani, che è di 45,7 anni mentre la speranza di vita e’ 80,8 anni per gli uomini e 85,2 per le donne.

Guardando nel dettaglio le tabelle ISTAT sulla mortalità e le cause principali di decesso in Italia scopriamo che il maggior numero di decessi è legato a malattie del sistema circolatorio. Tra ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari muoiono più di 230 mila persone all’anno. In seconda posizione troviamo i tumori, che causano la morte di 180 mila persone.

Arriviamo ora all’influenza e alla polmonite. I dati ISTAT ci dicono che su un totale di più di 53.000 morti a causa di malattie del sistema respiratorio nel 2017, 663 decessi sono dovuti a complicazioni da influenza (per lo più in soggetti dai 75 anni in poi) e 13.516 sono legati alla polmonite.

Questo per quanto riguarda la mortalita’ della popolazione in generale. Se approfondiamo invece le statistiche fornite giornalmente dalla protezione civile scopriamo che al 16 aprile 2020 L’età media dei pazienti deceduti e positivi all’infezione da SARS-CoV-2 è 83 anni per le donne e 79 per gli uomini, come vediamo e’ un dato molto vicino a quello della popolazione generale.

Altro aspetto che da piu’ parti si evidenzia e’ che il 97% dei deceduti presenta piu’ di una patologia (nel 61,3% dei casi almeno tre) e che le patologie preesistenti osservate più frequentemente sono dello stesso tipo che per la popolazione italiana. Un ruolo chiave pare lo giochi la cattiva alimentazione e la vita sedentaria essendo il sovrappeso una delle cause piu’ frequenti (obesita’ 12%, diabete mellito tipo 2 nel 32% dei casi). Il 16% ha un cancro attivo negli ultimi cinque anni.
Scorporando i decessi per classi di eta’ vediamo che la letalita’ fino a 39 anni e’ praticamente zero (molto piu’ probabile morire per un fulmine) e l’84% ha piu’ di 70 anni, di questi il 12,3% ha piu’ di 90 anni eta’ che va ben oltre la speranza di vita media della popolazione in generale!

La mia domanda e’ perche’ una polmonite che per caratteristica demografica e patologica dei deceduti dimostra una letalita’ che e’ piu’ o meno uguale alla mortalita’ generale ci fa cosi’ paura?

Vorrei riflettere percio’ su dei dati che tutti abbiamo visto piu’ e piu’ volte ma che pur nella loro tragicita’ non ci fanno oramai piu’ impressione.

Il consumo di tabacco rappresenta uno dei più grandi problemi di sanità pubblica a livello mondiale ed è uno dei maggiori fattori di rischio nello sviluppo di patologie neoplastiche, cardiovascolari e respiratorie.

L’OMS calcola che quasi 6 milioni di persone perdono la vita ogni anno per i danni da tabagismo, fra le vittime oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo.
Il fumo uccide una persona ogni sei secondi ed è a tutti gli effetti un’epidemia fra le peggiori mai affrontate a livello globale.
Il totale dei decessi entro il 2030 potrebbe raggiungere quota 8 milioni all’anno e si stima che nel XXI secolo il tabagismo avrà causato fino a un miliardo di morti (20 volte i morti della seconda guerra mondiale)
Si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco in Italia dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno. Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età (cio’ si tradiuce in oltre 20.000 decessi tra 35 e 65 anni). Eppure non vedo task force dedicate al problema mentre lo stato continua a ricavare un bel po’ di introiti mortali dalle tasse sul fumo attraverso i suoi monopoli. Oggi in periodo di lockdown le tabaccherie rimangono aperte mentre le rivendite di mutande no! Quelle potrebbero far male.
Altra causa di morte che ogni anno fa circa 45 mila morti e’ l’inquinamento atmosferico! Per fortuna in questo periodo di lockdown possiamo aspettarci un calo di morti da inquinamento e incidenti stradali (3.500 morti anno ca.).
L’inquinamento e’ letale anche per i bambini e causa nei piu’ piccoli serie patologie respiratorie! Gli incidenti stradali, che sono la prima causa di morte tra i giorvani sotto i 30 anni, producono anche 242.919 feriti una buona percentuale dei quali riportera’ danni permamenti.
Anche in questo caso non vedo elicotteri, droni e l’esercito controllare a tappeto le strade per reprimere gli automobilisti indisciplinati e nemeno sindaci o governatori minacciare l’uso di lanciafiamme per fermarre le stragi.
Passiamo al capitolo relativo alla alimentazione: la cattiva alimentazione in Italia causa circa 65 mila morti all’anno e una serie lunghissima di patologie croniche che ricadono sul servizio sanitario nazionale.
Non sento pero’ scienziati lanciare allarmi e alimentare situazioni di panico per indurre i governi a vietare la produzione di junk food (coca cola e nutella in primis) e varare norme urgenti per la chiusura di McDonald’s e simili.
Uno stato e una OMS che veramente volesse prendersi cura della salute e della qualita’ della vita delle persone deve trovare il modo per incidere su queste cause “normali” di mortalita’ se come appare evidente dalla tabella pubblicata dall’Istituto Superiore della Sanita’, la prima patologia preesistente nei decessi positivi al coronavirus e’ legata alla alimentazione e alle malattie cardiovascolari.
Basterebbe ridurre l’incidenza dei fattori fumo, alcol, inquinamento, alimentazione per far crollare il numero dei ricoverati e dei decessi da coronavirus
Una ultima osservazione che vorrei fare e’ che i 2.455 decessi (12,3% del totale) ultranovantenni non li sommerei nel calcolo della letalita’ da coronavirus visto che hanno raggiunto la eta’ media massima della popolazione generale.
Concludendo, pare evidente che non sono le migliaia di morti che stanno inducendo i governi mondiali a prendere decisioni cosi’ drastiche, non e’ la letalita’ del virus a spingere gli scenziati a preoccuparsi della salute delle persone, altrimenti avrebber agito con la stessa veemenza contro l’inquinamento, il fumo o il junk food.
Cosa spinge dunque governi democratici a terrorizzare la popolazione in tempo di pace e calpestare le liberta’ fondamentali della nosta costituzione?
Un’altro punto importante che vorrei porre alla attezione dei lettori e’ quello realtivo all’origine del virus. Il fatto che Donal Trump e altri acccusino la Cina di aver frabbicato in laboratorio il virus e la risposta dela Cina che nega di averlo messo in circolazione (accidentalmente o no) dimostra che cio’ e’ possibile, possibile cioe’ per gli scienziati produrre virus letali in laboratorio. Ma gli Stati e i loro governi sono in grado per loro fini di diffondere virus letali anche tra la loro stessa gente?
Visto il nefasto passato, che l’uomo tende sempre a dimenticare facilmente, per stancheza, dallo sterminio degli ebrei nelle camere a gas, ai gulag, all’uso mortale dell’atomo, alle rivoluzioni culturali, alle dittature militari, alle tante guerre combattute con armi intelligenti nelle quali le vittime sono solo civili, alla gestione delle criminale delle migrazioni la risposta la lascio a voi.
PS: mentre scrivo il sito del corriere della sera riporta il bollettino odierno della protezione civile: zero casi a Napoli e zero morti! Vi rendete connto che oltre meta’ d’Italia ha chiuso i battenti solo per solidarieta’ con la Lombardia?

Perchè il telelavoro in Italia non decolla

Il telelavoro in Italia non decolla per la prevalente cultura veteromanageriale e le carenze infrastrutturali che tutti conosciamo.
Lavoro nella più grande e Digitale Banca Italiana in un ufficio dove non siamo mai in contatto fisico con i clienti. Ciononostante, anche in tempi di Coronavirus, nello stabile dove lavoro, oltre 150 persone (tra i quali molti operatori di call center!!!) si ritrovano ogni mattina alle 08:15 per telefonare, mandare email, fare conference call e processare dati.
Credo che siano due gli ordini di motivi per i quali il lavoro da remoto in Italia non decolla: Il principale è quello culturale, il lavoro deve circondarti fisicamente e solo dentro una istituzione semitotalizzante quale l’ufficio i manager si sentono di stare a “a lavoro”.
I capi hanno bisogno di esercitare la loro dose giornaliera di arrogante paternalismo: una miriade di capi e capetti molti di più quanto sia necessario che passano il tempo a vessare i propri collaboratori e assegnare compiti inutili giusto per esercitare il controllo.
I clienti non sono generalmente pronti, nel tempo della comunicazione digitale alcuni inviano ancora ordini via fax!
Supermercati e esercizi commerciali piccoli e grandi disdegnano i pagamenti elettronici e aziende B2B accettano assegni postdatati credendo di essere più tutelati da un pezzo di carta! Non tutti hanno attivato lo Internet Banking.
I sindacati naturalmente sono contrari al cambiamento! Avere le filiali piene e i dipendenti concentrati in un luogo fisico è l’unico modo che conoscono per promuoversi e promuovere i diritti dei lavoratori.
Insufficienza nei sistemi informatici.
La maggior parte del personale d’ufficio non ha il laptop ma solo il PC fisso quindi anche pur volendo non può lavorare da casa. I sistemi informatici sono vetusti e non sono sicuri, le connessioni lente, il software di posta elettronica inadeguato e i server poco potenti.
La gig economy avanza spedita in tutti i settori dalla ricerca e sviluppo (Innocentive) alla programmazione (Topcoder) ai servizi (Fiverr, Mturk, e altri) mentre per la più grande Banca Digitale italiana è un problema far lavorare i propri dipendenti da casa.

UniCredit Trattativa sugli Esuberi

la prossima trattativa sul piano industriale di UniCredit sarà la occasione per ridiscutere l’impianto generale del contratto aziendale.
Un aspetto che vorrei porre all’attenzione del sindacato riguarda la possibilità di introdrre elementi di diversa strutturazione dell’orario di lavoro in vista della trattativa sugli esuberi.
Gli esuberi annunciati sono circa 6.000 e alcuni analisti mettono in evidenza che solo una parte di questi possono essere affrontati attraverso la logica dei prepensionamenti.
Negli scorsi anni, per raggiungere gli obiettivi di Transform 19 ci sono stati casi e non pochi di vero e proprio mobbing specialmente verso dirigenti e quadri per i quali la Banca ha dovuto affrontare contenziosi.
Bisogna che questi episodi non si verifichio più e nel futuro il sindacato dovrà vigilare attentamente sulle modalità di gestione operativa che l’azienda metterà in essere per raggiungere gli obiettivi di Team 23.
Ricordiamoci della Germania e della crisi dell’Auto che agli inizi degli anni 90 portò la Volkswagen a diventare sinonimo di innovazione nelle relazioni tra le parti sociali e, in particolare, le coraggiose sperimentazioni sugli orari di lavoro. L’accordo del 1994 introduceva la settimana cortissima con la distribuzione su quattro giorni delle 28,8 ore medie pro capite e la possibilità, per periodi definiti, di arrivare fino a 38,8 ore alla settimana fermo restando che le ore lavorate in aggiunta alle 28,8 erano poi recuperate attraverso dei riposi successivi. Sappiamo come è andata e La Volkswagen è diventata la prima casa automoilistica mondiale (all’epoca produceva meno auto di fiat)
Teniamo presente che l’Italia è un paese dove si lavora 1723 ore annue mentre in Germania e nei Paesi OECD più avanzati l’orario di lavoro è più basso https://data.oecd.org/emp/hours-worked.htm.
Oggi negli uffci e tra le filiali la preoccupazione è molta e anche la fiducia nella Banca e nel sindacato tende a scemare.
Per recuperae vigore e motivazione il sindacato deve proporre nell’interesse della Banca e dei Lavoratori degli accordi innovativi sia per quanto riguarda la gestione degli esuberi che per quel che riguarda la flessibilità del lavoro.
La opinione di molti è che nessuno dovrebbe essere posto in esubero e che la Banca e i Lavoratori possano e debbano raggiungere un accordo vencente per tutte le parti.
Una ipotesi di lavoro potrebbe riguiardare la destrutturazione dell’orario delle 37.5 ore settimanali su 5 giorni con una riduzione delle ore lavorate pari alle necessità di esubero annunciate.
La settimana cortissima di 4 giorni, anche non consecutivi, di 8 ore di lavoro (8*4=32 ore) consetirebbe la riduzione di quel 14,6% dei FTE come previsto dal piano Team 23 senza lasciare a casa nessuno garantendo il livello di servizio al cliente che ci contraddistingue in termini di aperture e durata della relazione.
La riduzione dei costi sarebbe inferiore ma immediata e l’aumento di produttività e motivazione consentirebbero alla Banca di aumentare i ricavi e mantenere inalterato il rapporto di Costi / Margini.
Un capitolo a parte riguarda il tema della flessibilità che deve essere affrontato in modo inclusivo e universalistico.

Il Mio Amico Chen Gaung

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Avevo pianificato la mia vacanza a Pechino con largo anticipo. Volevo essere in Piazza Tienanmen il 4 giugno, a 30 anni data dalla strage, quando, secondo alcuni studiosi, migliaia di studenti furono trucidati dalle truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione.
La Cina di oggi ha volutamente dimenticato quei fatti.
I cinesi non ci tengono a fare i conti con la propria storia, le vittime, i vinti, con o senza Nobel, sono i miseri, i perdenti e non bisogna curarsi di loro al massimo deriderli incuranti, passando accanto a bordo di reboanti Lamborghini.
La Dea della Democrazia mai più brillerà a Tienanmen e tutti coloro che s’erano abbagliati al suo fulgore saranno presto morti e sotterrati.
Alcuni per non essere annoverati tra i perdenti negano persino di averne preso parte. La Cina moderna, di successo, non ammette tentennamenti pena l’esclusione.
Sono arrivato a Pechino in aereo da Kunming tre giorni prima. Era festa nazionale quel fine settimana.
L’hotel era stato scelto con cura e si trovava al limite della città proibita, circa 20 minuti a piedi da Tienanmen.
La mattina seguente eravamo già in fila ai controlli di polizia per poter entrare in piazza prima che la calca arrivasse e la canicola, l’umidità e l’inquinamento rendessero l’aria irrespirabile.
I controlli di sicurezza sono stati i più severi di sempre in Cina.
La piazza è enorme! Da Tienanmen al Mausoleo, di Mao che si trova al centro della piazza in un edificio appositamente costruito dopo la sua dipartita nel 1976, ci saranno 500 metri!
A giudicare dalle code ai controlli di polizia erano entrate prima di noi migliaia di persone ma una volta in piazza sembrava quasi di essere soli.
Era come trovarsi in una piazza semivuota, lo sguardo da qualsiasi angolo poteva facilmente incrociare, senza incontrare ostacoli, quello del Chairman Mao che ti osserva imperturbabile dalla Porta della Pace Celeste.

Dovevano essere proprio in tanti i giovani cinesi che la gremivano in quei febbrili giorni del giugno 1989. Secondo alcune ricostruzioni si trovavano in Piazza non meno di 200 mila giovani quando l’allora Segretario del Partito Comunista Zhao Ziyang fece la sua ultima apparizione pubblica per chiedere agli studenti di terminare lo sciopero della fame e non sacrificare le loro giovani vite. “voi studenti state diventando molto deboli … potrebbe essere molto pericoloso per la vostra vita”.

Ma il dado oramai era tratto, i militari nascosti nella grande Sala del Popolo erano pronti a entrare in Piazza da occidente e sparare sulla folla. Gli ordini arrivavano col passaparola.

Mentre ricostruivo i fatti mentalmente mi sovvenne di avere appreso da un libro della Louisa Lim la storia di un giovane che allora diciassettenne si arruolo’ nell’esercito popolare di liberazione per sfuggire alla vita grama delle campagne dello Henan e perseguire un sogno, quello di diventare un artista.

Mi prese una voglia irrefrenabile di andarlo a trovare, conoscevo solo il nome del sobborgo di Pechino dove abitava ma sapevo che lo avrei incontrato.

La matttina dopo la passammo a visitare la Residenza Estiva della Imperatrice Madre Dowager Cixi, una donna risoluta e motivata, piuttosto discussa, che ha guidato la Cina per decenni fino alla sua morte avvnuta nel 1908.
Il palazzo d’estate e’ un complesso costruito tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento, su di un lago sovrastato da una collina, un luogo ideale per sfuggire alla calura estiva di Pechino. Li si trovano degli edifici puttosto singolari anche se non proprio belli. Cio’ che rende piacevole la vista sono la sua posizione e amenita’.

Passeggiare sulla collina, scendere giu’ fino al Lago di Kunming e camminare tranquilli lungo il Corridoio sulla sua sponda posando lo sguardo sul ponte dei 17 archi invita alla meditazione e a godere della quiete.
Penso sia uno dei giardini piu’ belli del mondo, le strutture architettoniche, i chiostri, i templi si susseguono armoniosamente.

La sera siamo andati a letto presto, il giorno dopo era Martedi’ 4 giugno!
La notte esattamente a mezzanotte ho postato su Weixin le foto piu’ famose di Tienanmen scattate nel maggio giugno 1989, la Piazza gremita di giovani, la Dea della Democrazia, l’uomo del carro armato, volevo sfidare la censura e vedere quanti like avrei ricevuto.
Di solito ricevevo tra 20 e 30 likes per ogni foto che pubblicavo su questo social media.
La mattina sveglia alle 7 per essere tra i primi ad entrare in piazza guardo il cellulare ma nessuno mi aveva messo un like! Pensai: “e’ troppo presto la gente dorme ancora”.
Ci siamo preparati fatto colazione e avviati verso Tienanmen.
Qualche minuto dopo sentii il cellulare vibrare, qualcuno mi aveva madato un messaggio, controllo e vedo che uno studente amico di amici tra i miei contatti su Weixin mi aveva scritto: Hey man this is not allowed on Weixin.
In Cina dove non arriva la censura c’e’ il controllo sociale! Cancello le foto tanto l’esperimento era riuscito, avevo trovato il modo di aggirare la censura, il piccolo slide show era visibile ma nessuno tra le mie centinaia di contatti, anche internazionali, si era azzardato a mettere un like!
Quel giorno i controlli sarebbero stati estenuanti una lunghissima coda ci attendeva all’ingresso, credo che siamo stati in coda sotto il sole per circa due ore!
Volevamo visitare il Mausoleo di Mao ma dato che chiude alle 11 e 45 a causa del tempo passato in coda non ce l’abbiamo fatta per una manciata di minuti. Mi sarebbe piaciuto vedere la faccia del Chiarman, l’uomo, considerato il piu’ grande tra i cinesi cosi’ tanto osannato e ammirato, che ha guidato la Cina per quasi trent’anni lasciando dietro di se solo morte e repressioni.
Una volta in piazza abbiamo approfittato per fare alcune foto.

E’ stato comunque interessante sperimentare personalmente come ancor oggi per il regime quella data sia un giorno di massima allerta. In piazza v’erano assai piu’ gendarmi che turisti!
Che sia un giorno speciale lo sanno bene le migliaia di madri di Tienanmen, le quali vengono accompagnate in vacanze forzate per evitare che sfidino il regime andando a pregare in piazza per i loro cari scomparsi o le centinaia di dissidenti che vengono portati in quei giorni in galera per precauzione.
Sapevo che anche Chen Guang avrebbe potuto in quel momento essere in prigione come ogni anno per questa ricorrenza.
Il giorno successivo a Pechino il tempo non fu cosi’ clemente! Uscimmo che pioveva e sarebbe piovuto tutto il giorno!
Lo scopo era andare a cercare Chen Guang con in mano solo un indizio, il sobborgo di Pechino dove lui viveva: Songzhuang un villaggio agricolo 16 chilometri ad est dalla capitale che stava cercando di renventarsi come uno spazio per artisti.
Siamo arrivati che non era ancora ora di pranzo dopo avere preso due metropolitane e il bus locale. Per fortuna le mappe di Baidu in Cina funzionano bene e ti indicano esattamente i mezzi pubblici che devi prendere.
Arrivati a Songzhuang ci siamo accorti pero’ che l’impresa sarebbe stata piu’ ardua del previsto: eravamo pur sempre in Cina e il piccolo villaggio di Songzhuang era grande come Bologna! 400 mila abitanti!
Non ci siamo scoraggiati, innanzi tutto abbiamo mangiato qualcosa per rifocillarci, una ciotola di Mientiao e un te ci hanno dato le forze per cominciare con la nostra ricerca.

Museo Songzhuang

Primo luogo che abbiamo visitato e’ stato il bówùyuàn, il museo. Speravamo di trovare qualche indizio o qualcuno che conoscesse Chen Gauang.
Il museo e’ un edificio supermoderno, l’architettura e’ interessante, un ottimo esempio di come puo’ essere recuperata una vecchia area industriale, eravamo pero’ gli unici visitatori, davvero un luogo che metteva un po di soggezione, le opere esposte erano di artisti che vivevano a Songzhuang, tante opere di ispirazione occidentale, fotografie, installazioni, qualche opera che cercava di reinventare l’arte tradizionale cinese ma nessuna traccia di Chen Guang.
Abbiamo anche chiesto al tea shop, all’ingresso, alle maschere nessuno lo conosceva!
Abbiamo pensato e’ un dissidente non possiamo cercarlo al museo popolare! In Cina non puo’ neanche esporre!


Dunque dopo esserci goduti la visita ci siamo lanciati in una appassionante ricerca galleria per galleria!

Indicazioni con le Aree galleristiche di Songzhuang

A Songzhuang le gallerie sono centinaia! Piccole grandi, grandissime! Ve ne sono per tutti i gusti.
Non so in quante siamo entrati nello spazio di quattro ore, camminando tra questi enormi viali semideserti, e a tutti ponevamo la stessa domanda: conoscete Chen Guang? Avevamo anche la sua foto sul cellulare ma apparentemente nessuno lo aveva mai connosciuto o sentito parlare di lui.
Qualche volta abbiamo avuto l’impressione che in realta’i nostri interlocutori conoscessero bene il signor Chen Gaung ma che non volessero esporsi con degli estrenei, dopotutto stavamo parlando di un artista scomodo che da trent’anni tentava attraverso la sua arte di tenere viva la memoria di tienanmen.
Era oramai sera ed io ero stanco, quindi decido di fare un ultimo tentativo, dico alla mia compagna, che aveva anche lei finito le forze, questa e’ l’ultima galleria che visitiamo poi torniamo a Pechino.
Entriamo, ci riceve una ragazza di meno di trent’anni nata dopo il 1989 e gia’ questo non mi lasciava ben sperare, saluto, Ni Hao, Ni shuo yingyu ma? E lei yes I do, cosi’ mi avvicino e le chiedo se conosceva Chen Guang! Lei si gira e ci indica una scala invitandoci ad accomodarci su, come per dirci colui che cercate e’ al piano di sopra.
Saliamo, c’era un magazzino con dei divani e la sala del te, vediamo un signore dall’altra parte della sala ma non ci sembra l’uomo delle foto con capelli a caschetto e la faccia da bambino.
Mi avvicino e chiedo se conosce Chen Gaung, gli faccio vedere la foto e lui mi dice, si lo conosco, viene spesso qui’ lo aiuto ad inconrniciare i suoi quadri.
Gli chiedo se sa dove possiamo trovarlo. Allora lui cerca sul suo cellulare e mi da un numero di telefono!
Incredibile all’ultimo tentativo ce l’avevamo fatta! O quasi. Pensavo che lo chiamasse per noi ma in realta’ ci dice che potevamo contattatarlo a quel numero. Capisco che ci aveva fatto un favore ma non voleva andare oltre.
Usciti dalla galleria chiamo quel numero, mi risponde una voce gentile parla solo cinese, mi passa un suo amico che probabilemtne era li con lui che parlava inglese e gli spiego che stavamo cercando Chen Guang e che desideravamo incontrarlo e vedere i suoi quadri di cui avevamo sentito parlare dato che eravamo molto interesasti all’arte cinese contemporanea.
Il suo amico traduce per lui, ci dice che Chen e’ molto lusingato, non puo’ credere che due persone venute da tanto lontano per visitare la Cina perdano mezza giornata per cerarlo, e ci chiede di aspettare dove eravamo che sarebbe venuto a prenderci in auto. Gli invio la nostra posizione con Weixin e ci prepariamo all’incontro.
Dopo poco di 10 minuti vediamo arrivare una macchina blu che si ferma proprio di fronte a noi, era il signor Chen Guang che ci era venuti a prendere. Scende per salutarci ci presentiamo ci guardiamo ci esprimiamo piu’ a gesti che a parole.
Era come lo immaginavo, un signore affabile che conservava lo sguardo della fanciullezza, gentile e sorridente come di chi sia ben disposto verso gli altri. Ti metteva subito a tuo agio e dava l’impressione di capire in anticipo i tuoi desideri, prima che tu li esprimessi.
Non parlava inglese, solo qualche parola di italiano dato che era stato fidanzato con una ragazza di Bologna per qualche anno. Lei ora vive a Guanzhou capisco dal tono della voce che sente ancora la sua mancanza, ne parla con tenerezza e nostalgia.
Dopo aver passato circa un quarto d’ora sul ciglio della strada a cercare di presentarci un po in cinese un po in inglese e con qualche parola di italiano saliamo in auto, e dopo pochi minuti siamo a casa sua.


Abita in un quartiere nuovissimo, ex opifici trasfrormati in abitazioni, una strada senza uscita molto ben curata, scendiamo dall’auto, e ci dirigiamo verso un portone, suona e si presenta un uomo che ci invita ad entrare. Era il suo vicino di casa, un professore di storia delle religioni, specializzato nella storia del cattolicesimo in Cina che aveva studiato alla Cattolica di Milano durante il suo dottorato.
Parlava fluentemente italiano cosi’ ha mediato la nostra conversazione, ha tradotto in Cinese per Chen quello che gli dicevo: il motivo della nostra ricerca, il nostro interesse per l’arte, la nostra curiosita’ per i fatti di tienanmen etc.

Abbiamo bevuto un ottimo te preparato egregiamente dal nostro ospite mentre facevamo la conoscenza reciproca. Scopriamo che il professore si interessava di letteratura italiana e aveva tradotto Ungaretti in cinese! Un impresa non facile penso. Ci consegna una copia del libro che conserviamo ancora gelosamente.
Finito il rito del te ci avviamo nello studio di Chen Guang che era attiguo e piu’ o meno uguale.
Il grande complesso era stato diviso in tante sezioni regolari e internamente suddivise allo stesso modo.


Una grande zona giorno al piano terra e altri ambienti ai piani superiori, in tutto 3 piani molto luminosi visto che il tetto era completamente di vetro. Anche il pavimento tra i piani era di vetro.
I locali erano pieni di quadri, da piccoli a grandissimi! Alcune abbozzati altri terminati e pronti per essere spediti a Seul per una mostra a lui dedicata.
Alcuni di un realismo crudo, ultrafotografico, un padre ed un figlio nudi che si abbraccciano, un uomo a cui avevano appena tagiato i capelli e i ciuffi recisi erano caduti sulle spalle rimanendo li’ come sospesi, altri che a me sembravano in stile New Age, il cosmo, la via lattea, le lune, una fusione tra uomo e natura, altri raffiguravano il mare con diverse prospettive sovrapposte. Esperimenti artistici per superare Tienanmen.
Chen Guang per trent’anni ha dipinto quello che ha visto e fotografato in quei giorni a Pechino e i ricordi del 4 giugno 1989 penetrano ancora nel suo lavoro di oggi.
Chen, che era un soldato di leva, era stato mandato dalle campagne dello Henan per liberare la piazza e far rispettare la legge marziale e usava la macchina fotografica della sua unità per registrare le scene.
Quel mattino del 4 giugno 89 mentre una leggera pioggia cadeva sulla piazza e il fumo si diffondeva dai resti bruciati delle cose dei manifestanti, la vista della coda di cavallo in fiamme lo colpi’ profondamente, ecco che i capelli sono ancor oggi una parte importante della sua produzione artistica, non bei capelli ma capelli in fiamme, capelli tagliati.


“Quel fascio di capelli, che probabilmente apparteneva a una ragazza, ha lasciato un segno profondo nella mia memoria e non posso dimenticarlo fino ad oggi”, ci disse.
Chen dopo che ha lasciato l’esercito si è laureato alla Central Academy of Fine Arts ed è diventato un artista a tempo pieno. Chen aveva solo 16 anni quando si arruolò nell’esercito. La sua ambizione era studiare pittura, ma senza soldi o parenti influenti, l’esercito era la sua migliore possibilità di riuscita. Così mentendo sulla sua età, si è arruolato e fu assegnato grazie alla sua propensione artistica a compiti non di combattimento come fare poster di propaganda, scattare foto e girare filmati.
Il caso volle che venne prescelto assieme a tanti altri giovani militari provenienti dalle provincie piu’ lontane e schierati nel giro di vite di Piazza Tiananmen.
Ogni anno per l’occasione del 4 giugno Chen Guang viene arrestato e detenuto per un certo periodo per non permettergli di manifestare probabilmente.
Noi abbiamo avuto la fortuna andare a trovarlo il giorno dopo la sua liberazione e infatti in casa c’erano ancora i segni dei festeggiamenti con gi amici della sera precedente: sul tavolo un paio di bottiglie di vino francese e l’immancabile Baijiu.
Oggi Chen Guan 49enne continua ad affrontare la repressione. Non puo esporre in Cina e alcune sue opere sono state sequestrate. E’ un grande amico di Ai WeiWei e ci ha riferito che spera presto di raggiungerlo dato che era riuscito ad avere il visto permamente per gli USA.
Con noi non ha voluto molto parlare del 4 giugno: “Potrei non parlarne direttamente del 4 giugno ora, ma il ricordo di quegli episodi vive ancora nelle mie espressioni artistiche”, ci ha detto. “È andato appena più in profondità, è cambiato si e’ trasformato.”
Scorci di quella trasformazione possono ancora essere visti nelle sue opere recenti come quelle che si trovavano nel suo studio, i punti di vista del mare, lo spazio, il corpo umano e la sua connessione con l’universo. Opere che catturano l’immaginazione e si prestano a diverse letture.

Ciononostante gli chiedo se gli sia rimasto qualche quadro di Teinanmen allora lui ci porta al piano superiore dove ci fa vedere il Tankman allo specchio un quadro sospeso tra il primo e secondo periodo, dove gia’ la tavolozza abbandona il nero e il rosso del sangue per i colori del cielo e delle stelle.

Finita la visita alla sua casa e scattate molte foro ci chiede se avavamo fame cosi’ ci invita a cena e a passare la notte a casa sua. Accettiamo con entusiasmo! Un uomo di quasi 50 anni, ma con uno spirito cosi’ giovane non lo avevo ancora conosciuto. Almeno non tra i miei colleghi mangers della banca. Cosi’ gentile, affabile, ma con un lato malinconico, come molti cinesi direi.
Andiamo a cena e lui porta con se una bottiglia in terracotta piena di un fantastico Baijiu, a me non piace il liquore di riso ma quello era particolarmente buono.
Arrivati al ristorante capiamo che lui li era di casa, tutti lo conoscevano, ci danno il miglior tavolo.
La cena senza esagerare e’ stata la migliore che abbia mangiato in Cina, tagliatelle arrotolate in fettine sottilissime di carne fredda che vengono inzuppate in salsa di soia e sesamo, qulcosa di inarrivabile! brodo di tartaruga, finissimi Jaozi, insomma tra le prelibatezze migliori che la Cina possa offrire il tutto innaffiato da numerosi bicchieri del Baiju del nostro amico.
Alla fine della cena sentivo per quell’uomo un affetto fraterno, fossi vissuto in Cina sarei diventato sicuramente uno dei suoi migliori amici.

Merge FCA Psa

Accordo Psa FCA

Un altro pezzo d’Italia che si trasferisce Oltralpe!!E tante persone che perderanno il proprio lavoro.

Il Merge tra PSA e FCA era necessario perché un costruttore generalista non può esistere con meno di 6 milioni di vetture vendute (a parte Honda). Dichiarare però che l’operazione sarà senza conseguenze occupazionali è una panzana!Da quanto si legge sui giornali l’accordo porterà al risparmio di 3.7 miliardi!Risparmio significa minor costo del lavoro, ciò vuol dire che saranno mandati a casa tra 50 e 60 mila dipendenti.Guardiamo come sono composti i due gruppi:PSA 210 000 dipendenti 3.9 milioni di vetture vendute nel 2018FCA 198 500 dipendenti 4.5 milioni di vetture vendute nel 2018TOT 408 500 dipendenti e 8.4 milioni di vetture vendute nel 2018Solo per ridurre i costi come dichiarato i due gruppi dovranno fare una cura dimagrante del 12.5% dei dipendenti!Vediamo come sono composti gli altri due grandi gruppi che producono più di 8 milioni di vetture:GM 8.1 milioni di vetture e 180 000 dipendentiToyota 10.6 milioni di vetture e 370 000 dipendentiFord 6 milioni di vetture e 190 000 dipendenti (ha annunciato migliaia di tagli in Nord America lo scorso agosto)La GM dimostra che si possono produrre 8.4 milioni di vetture con meno di 200 mila dipendenti!Vedo all’orizzonte tagli del 50% se la FCA-PSA vuol essere competitiva.Vediamo tra Francia e Italia chi manterrà intatta la produzione:Le nuove piattaforme ibride e elettriche e flessibili sono tutte PSA! Marchionne come noto non credeva all’elettrico e all’ibrido. Gioco forza che PSA prevarrà nei piani di sviluppo! Con la Panda e la Bravo e le Alfa Romeo si va poco lontano, quindi i tagli saranno tutti negli stabilimenti FCA in Europa e America Latina.

Una Visita a Kunming

Ricco dal punto di vista culturale ed etnicamente diverso, lo Yunnan è una delle regioni più affascinanti della Cina. Questa varia e pittoresca provincia sudoccidentale dell’Impero di Mezzo, che si può visitare tutto l’anno, dalla capitale Kunming, alle foreste e valli dello Xixuanbenna fino alle altissime prospettive Tibetane dello Shangrila è un paradiso per gli amanti del trekking, del cibo tipico, del te Puer, dei laghi e dei quieti villaggi di campagna!
Nello Yunnan si trovano 25 delle 55 minoranze etniche della Cina (da visitare il villaggio delle nazionalita’ sul lago Diānchí, alcune come i Dai dello Xishuangbanna hanno lingua e tradizioni Thailandesi, altre sono Tibetane e altre ancora come i Mao, i Naxi e la società matriarcale dei Mosuo hanno propri caratteri distintivi che li rendono patrimoni antropologici oggetti di studio!

Kunming è la Capitale e il cuore pulsante di questa provincia, essa attende il suo visitatore adagiata su un alta vallata circondata da montagne e grandissimi laghi e risaie.
Soprannominata “la città dell’eterna primavera” grazie al suo clima mite, Kunming è una città luminosa e pacata con templi, laghi, musei e possibilità di shopping in abbondanza. Una città tranquilla che si è adattata bene alla vita moderna, è un posto meraviglioso dove trascorrere una vacanza nel sud della Cina e da lì partire per visitare la sua splendida provincia.

Kunming e’ collegata benissimo con il resto del mondo, ha un aeroporto internazionale da dove partono voli per le maggiori capitali europee, noi abbiamo preso il diretto kunming Parigi, e una stazione dei treni ad alta velocita’ la collega in modo veloce ai capoluoghi delle provincie vicine.
Nel 2020 il treno ad alta velocita’ da kunming raggiungera’ nel Tibet la citta’ di Shangrila a 3350 metri di altitudine!!! La rete dei trasporti in Cina e’ ineguagliabile.

Lo Yunnan ha migliaia di anni di storia, basta fare una visita allo splendido Museo Provinciale (da non perdere) per avere idea della antichità e ricca diversità delle sue culture.

Il villagio di Guangdu di fronte al Museo offre uno spaccato della vita e dell’architettura del Sud ovest della Cina tra i meglio conservati. Non fermatevi alla parte turistica ma addentratevi a scoprire la vita dei locali. Vi attende quotidianamente un ricchissimo e coloratissimo mercato all’aperto dove potete trovare tutto: dalle moto elettriche alla frutta alla verdura alla carne stesa sui banchi di marmo al pesce venduto ancora vivo fino al pollame starnazzante da macellare sul posto.

Il passato di Kunming risale a oltre 4000 anni fa e ci sono molti luoghi da visitare, tra cui santuari taoisti come Sānqīng Gé e siti buddisti come Yuantong e la vecchia Kunming colle sue antiche dimore nobiliari.

Kunming è la città dei laghi e dei parchi sereni. Una delle grandi scoperte di Kunming è quanto sia verde. Ci sono due grandi zoo pieni di piante di ciliegio in parchi tentacolari come lo Yuantong Mountain. il Green Lake, Cuihu, pieno di attrazioni cuore pulsante della Città e’ traboccante di vitalita’, dalla mattina quando gruppi di persone praticano il Tai Chi Chuan, alla sera e nei weekend quando in migliaia occupano qualsiasi spazio libero per ballare in gruppo al ritmo della musica cinese.
In primavera poi durante la fioritura del loto questa piccola gemma verde aquisisce un fascino pieno di magia.

Mercati coinvolgenti. Se ami fare shopping, Kunming è una destinazione favolosa, che offre i colori e gli odori del mercato dei fiori e degli uccelli e una vasta selezione di occasioni.

Allo Jingxing Bird and Flower Market chiamato localmente “mercato degli uccelli e dei fiori”, i venditori ambulanti vendono fiori, uccelli, pesci, insetti, rettili, oggetti d’antiquariato, calligrafia, dipinti, attrezzi da pesca, gioielli, ecc..

Al coperto in un antico grande edificio a tre piani ci sono i venditori di Giada, la piu’ pregiata e ben lavorata del mondo, dove potete comprare manufatti di ogni genere a prezzi ragionevoli. La pietra di giada viene per la maggior parte dal Myanmar.

Qualsiasi souvenir volete comprare siete nel posto giusto! Lo shopping e la contrattazione fanno parte dell’esperienza di Kunming.

Universita’ di kunming
Kunming e’ un centro universitario di rilevanza internazionale. Qui’ fu trasferita l’Universita’ di Pechino durante la guerra civile, vi studiano studenti provenienti da tutto il mondo!
Anche il campus universitario e’ immerso in uno splendido parco che ha l’ingresso principale di fronte al lago Cuihu (green lake). Nelle piazzette tra gli alberi ci si ritrova a praticareTai Chi Chuan e personalmente lo yoga.
Sulla vie vicino al campus e attorno al lago ci sono i locali piu’ in vista della citta’ frequetati da migliaia di giovani ogni sera.

La foresta di pietra

A circa un’ora di auto a sud di Kunming, lo Stone Forest è un luogo singolare, unico forse e affascinante. E’ una foresta costituita da colonne di calcare e strane formazioni rocciose le cui cime possono raggiungere le decine di metri di altezza. Si tratta di una meta molto turistica ma addentrandosi tra gli stretti passaggi si possono ragiungere zone per niente frequentate e molto silenziose dove poter sostare ad ammirare questi paesaggi letteralmente cesellati da milioni di anni di erosione. Alcune formazioni geologiche sono state dalla natura modellate a somiglianza di animali e uccelli. Nei giorni di vento le alte colonne sembrano vibrare producendo suoni e voci che riecheggiano e si rincorrono come in un canone.

Dove mangiare

Come ogni citta’ e villaggio della Cina Kunming vanta una miriade di luoghi di ristoro per tutte le tasche. La maggior parte sono piccoli ristorantini dove si mangia quasi seduti per terra su dei piccoli sbabellini e tavolini tipo campeggio. Si trovano anche ristoranti, pizzerie e Pub inglesi per la numerosa comunita’ di espatrati che studia, lavora o passa il tempo a Kunming.
Ci sono anche i cosiddetti mercati notturni che altro non sono che strade pedonalizzate o quasi dove vengono messi dei chioschi in legno e si mangia un po di tutto.
Vorrei segnalare tre luoghi dove secondo me si mangia il vero cibo cinese dello Yunnan.
Il primo si trova vicino l’Universita’ dello Yunnan sulla collina sopra il Cuihu lake, il lago verde, e’ una stradina molto stetta perdonale difficile da trovare ma dove c’e’ probabilmente il locale piu’ vecchio di Kinming, un locale in legno con molto carattere, sempre pieno di gente, che cucina cibo tipico alla vecchia maniera. Vi indichero’ esattamente dove si trova sulla mappa di google ma cerchero’ ancche di spiegarvelo in modo semplice.
Prendete la famosissima Wenling street girate su Wenhua Alley andate a dritto per 100 mt prima che la strada giri a destra c’e’ una piccola traversa pedonale a sinistra li’ dopo 10 metri si trova il locale appena descritto, il link di google maps https://goo.gl/maps/J8QTfTQiKKMPN1KC6.
Un’altro luogo dove vi inviterei a mangiare e’ nei locali attorno a Lago Cuihu, scegliete quello che piu’ vi piace e gode della pacifica atmosfera del lago. Oltre che sul lago nella zono vecchia della citta’ si trovano i locali piu’ alla moda, da lussuosi ccktail bar a ristoranti rinomati, preparatevi a spendere come in Europa.
Il mio ristorante favorito si trova vicino al lago Cuihu, un una salita che porta alla unica chiesa cristiana delle vicinanze, lo Shiping restaurant, in Zhonghe alley (https://goo.gl/maps/SKPz7pvw1MYzQZma8) dietro la Sanyi International Church su Renminlu.
Il menu di carne e’ favoloso, il luogo magico, una antica casa padronale cinese con atrii che si aprono su altri atrii dove sembra di essere toranti indietro nel tempo di almeno 400 anni!
Un ultimo suggerimento per quanto rigurda i mercati notturni. Ve ne sono due nelle vicinanze molto belli, si trovano entrambi a Panjiawan, accanto all’omonima fermata della metropolitana. Il primo e’ nelle vicinanze della stazione delle corriere in un angolo di kunming rimasto intatto dai tempi della rivoluzione culturale, piccole strade, case basse con bagno e cucine in comune, i ristoranti di questo mercato sono frequentati principalmente da che vi abita, l’altro dietro il centro commerciale Wallmart, questo e’ piu’moderno e il cibo e’ piu’ street food che da ristorante. Entrambi sono un tripudio di odori e sapori unici! I prezzi molto bassi si puo’ mangiare a partire da tre euro!

Un Piatto Tipico i Kunming Mixian

Questo piatto è uno dei piatti più popolari a Kunming.

Gli spaghetti vengono fatti bollire a fuoco alto in una piccola pentola di rame con un lungo manico. Quindi vengono aggiunti nell’acqua bollente, pezzetti di carne di maiale, del porro, delle verdure in salamoia, l’immancabile salsa di soia e altre spezie secondo il gusto del cuoco o della stagione. L’ultimo tocco che aggiunge sapore a questo piatto tipico è l’aggiunta degli appetitosi fiori di porro sottaceto dello Yunnan.

Il brodo caldo viene quindi servito immediatamente in una ciotola, gli spaghetti si mangiano con le bacchette mentre il brodo va succhiato direttamente dalla ciotola facendo rumore.

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Perche’ non possiamo dirci ambientalisti

Stati, aziende e abitanti del pianeta dicono di essere preoccupati dell’effetto serra e delle disastrose conseguenze dovute ai cambiamenti climatici.

L’Onu organizza periodicamente delle conferenze sui problemi del Clima e gli accordi sul clima hanno sempre avuto il sostegno del 99 per cento dei paesi partecipanti.

L’accordo di Parigi (COP21) è stato firmato da 195 paesi che si sono impegnati di contenere l’aumento della temperatura della terra al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali. I singoli paesi hanno sviluppato dei piani nazionali per il clima con obiettivi a volte ancora più ambiziosi.

La Germania ha svelato nel settembre 2019 un piano da 100 miliardi per convincere le aziende e i privati a ridurre le emissioni. E’ stata introdotta una carbon tax che però è stata giudicata troppo bassa. Martin Kaiser, direttore di Greenpeace Germania, ha detto che il prezzo è “ridicolmente basso”, aggiungendo: “Se ti affidi a tali misure per combattere i cambiamenti climatici allora potresti anche saltare da un aereo con un sacchetto di plastica come paracadute”.

Di contro ci sono paesi che hanno cambiato idea. Il Brasile ad esempio è uscito dal COP21 e ha cominciato a distruggere l’Amazzonia a ritmi mai visti prima. Bolsonaro, presidente dello stato federale, ha detto che l’Amazzonia è una risorsa economica del Brasile e non patrimonio dell’Umanità.

Anche Trump vuole togliere tutti i limiti alle emissioni inquinanti e ai gas serra imposti dall’amministrazione Obama.

Nel concreto tutti gli stati si sono dimostrati titubanti, combattere il clima significa ridurre la crescita economica, e nessuno vuole perdere su questo punto.

I politici usano la carta dell’ecologia solo per attrarre quella fetta di elettorato che è sensibile ai problemi dell’ambiente, le aziende la usano come carta reputazionale, finanziano piccoli progetti ambientali di facciata di solito ben pubblicizzati. Anche le cosiddette aziende etiche non fanno altro che sfruttare l’ecologia e la sostenibilità come arma di marketing.

I giovani iperconnessi, espertissimi nell’uso dei sociail media, dei Fridays for Future, usano tutti cellulari di ultimissima generazione che vanno cambiando ogni sei mesi coi quali condividono ogni attimo della loro esistenza! Come se i server di Mountain View e le telecomunicazioni non contribuissero all’effetto serra. Internet, secondo uno studio del 2015, produce più emissioni di CO2 del settore aeronautico globale. Per non parlare dello smaltimento degli Smartphone che è uno dei problemi più gravi e urgenti dopo quello della plastica.

Gli abitanti del pianeta che se lo possono permettere vogliono solo volare d’inverno verso paradisi tropicali e uscire per fare shopping dell’ennesimo paio di scarpe in città sempre più congestionate passando da shopping mall in shopping mall in sempre più grandi SUV.

Al momento il paese che più contribuisce all’effetto serra è la Cina che emette circa il 30% dei gas serra pur contando il 18 per cento della popolazione globale. Seguono gli Stati Uniti con il 14% (4% della popolazione mondiale) e l’Unione Europea con il 10% (6,5% della popolazione mondiale), assieme queste tre aree del pianeta contribuiscono per il 55% delle emissioni pur contando meno del 30% della popolazione del pianeta.

La Cina dichiara che intensificherà gli sforzi per combattere i cambiamenti climatici dopo il 2020 e utilizzerà la sua iniziativa Belt and Road per rafforzare la cooperazione nella lotta contro il riscaldamento globale, ha dichiarato in una nota il consigliere di stato Wang Yi.

La Cina nelle parole di Wang Yi promette “la massima ambizione possibile” nel riesaminare i suoi impegni climatici il prossimo anno! Un programma “verde” di Belt and Road rafforzerà la cooperazione globale sui cambiamenti climatici, ha aggiunto senza approfondire oltre.

Pechino ha fissato una data obiettivo per il picco delle emissioni di gas a effetto serra, il 2030, ma l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici esorta le nazioni a prendere impegni più urgenti. I funzionari di Pechino sono cauti e temono che l’incertezza economica possa addirittura mettere a repentaglio anche gli impegni esistenti. “Alla luce delle difficili prospettive economiche e geopolitiche, la Cina sta valutando le sue opzioni sul clima”, ha affermato Li Shuo, consulente senior per il clima del gruppo ambientalista Greenpeace. La Cina proporrà inoltre 150 nuove iniziative per ridurre le emissioni annue di carbonio da 10 a 12 miliardi di tonnellate attraverso l’uso di soluzioni naturali come il rimboschimento, ha aggiunto Wang Yi.

La Cina sostiene l’uso di “soluzioni basate sulla natura”, come l’espansione di foreste, praterie e zone umide, nonché l’uso di energia da biomassa, come atto compensativo per non intaccare la sua industria del carbone.

L’aumento del consumo di combustibili fossili ha determinato un aumento stimato del 2,3% delle emissioni cinesi di CO2 nel 2018, un secondo anno di crescita dopo che le emissioni sembravano essersi stabilizzate tra il 2014 e il 2016.

La Cina è contemporaneamente, e quasi paradossalmente, il più grande consumatore mondiale di carbone e il più grande produttore di tecnologia solare. Sappiamo che la scelta che la Cina fara’ tra la tecnologia del passato e del futuro avrà un effetto di lungo termine sulla capacità del mondo di limitare il riscaldamento a 1,5°C.

La relazione speciale dell’IPCC ha rilevato che il carbone deve uscire dal settore energetico entro il 2050 a livello globale se il riscaldamento deve essere limitato a 1.5°C e gli sforzi della Cina per ridurre il carbone nei prossimi anni saranno fondamentali per questo. In percorsi globali ottimali sotto il profilo dei costi, coerenti con l’accordo di Parigi, la Cina dovrebbe eliminare gradualmente il carbone entro il 2040. Le emissioni della Cina, come quelle  resto del mondo, devono raggiungere il picco e quindi diminuire rapidamente nei prossimi 5 anni. la Cina però ha iniziato la costruzione di 28 GW di nuova capacità di energia a carbone nel 2018 dopo che un precedente divieto di costruzione è stato revocato, portando la sua capacità totale di carbone in costruzione a 235 GW.

Con le attuali politiche, si prevede che le emissioni di gas serra della Cina aumenteranno almeno fino al 2030.

Le azioni della Cina all’estero avranno anch’esse un impatto importante sulle future emissioni globali di gas a effetto serra visto che la Cina sta finanziando e costruendo infrastrutture di combustibili fossili e rinnovabili in tutto il mondo. Di tutte le centrali a carbone in fase di sviluppo al di fuori della Cina, un quarto, o 102 GW di capacità, hanno viste impegnate finanziariamente istituzioni cinesi. È circa il doppio dell’attuale capacità di carbone della Germania.

L’impegno della Cina per il clima non è abbastanza per l’obiettivo di limitare il riscaldamento a meno di 2°C, figuriamoci a 1,5°C come richiesto dall’Accordo di Parigi.

L’amministrazione Trump continua con la sua campagna di uscita dalla politica federale statunitense sul clima. Se Trump venisse rieletto e attuasse con successo tutte le azioni proposte, le proiezioni delle emissioni di gas serra per l’anno 2030 potrebbero aumentare considerevolmente.

L’amministrazione Trump ha tolto molti contributi alle energie rinnovabili, congelato i nuovi standard di efficienza dei veicoli e non applicherà le norme per limitare le emissioni dei gas HFC altamente impattanti.

Nel 2018, gli Stati Uniti hanno superato la Russia e l’Arabia Saudita diventando il più grande produttore mondiale di greggio. È anche il più grande produttore mondiale di gas naturale e ha aumentato le esportazioni di GNL del 53% nel 2018. A livello globale, il settore energetico deve decarbonizzare entro il 2050 per centrare l’obiettivo di temperatura a lungo termine dell’accordo di Parigi; e il gas non è una soluzione ottimale.

Fortunatamente il clima è entrato con forza nel dibattito politico negli Stati Uniti in seguito all’introduzione al Congresso della risoluzione “Green New Deal” (GND). La risoluzione, che è altamente improbabile che passi sotto l’attuale amministrazione, richiede un’azione a livello economico per “raggiungere emissioni nette zero di gas a effetto serra attraverso una transizione equa e giusta”.

Il GND ha già suscitato ispirazione tra i candidati per le elezioni presidenziali del 2020, dove alcuni democratici stanno anche proponendo i propri piani per il clima.

In Europa la situazione è a macchia di leopardo, ci sono nazioni più propense ad adottare misure per limitare i gas serra mentre altre che non partecipano con entusiasmo.

Gli ultimi sviluppi della politica climatica ed energetica dell’Unione europea sono passi nella giusta direzione per ristabilire la sua posizione di leader globale nelle azioni di politica climatica.

Gli obiettivi del 2018 in materia di energia rinnovabile ed efficienza energetica porterebbero a riduzioni delle emissioni di circa il 48% dei gas serra entro il 2030: nella sua Nationally Determined Contribution (NDC), l’UE si è impegnata a ridurre le emissioni di “almeno il 40%”. Tuttavia, uno studio recente dello Sandbag (think tank basato a Bruxell e Londra) mostra che sarebbe un miglioramento significativo ma non ancora sufficiente per raggiungere il limite di un intervallo di riduzione compatibile con l’obiettivo dei 2°C.

Nel novembre 2018, la Commissione UE ha presentato un progetto di strategia a lungo termine, con una valutazione degli scenari di riduzione delle emissioni per il 2050. La sua versione finale adottata dal Consiglio dovrebbe riflettere un chiaro impegno dell’UE e di tutti i suoi Stati membri per la neutralità delle emissioni entro la metà del secolo.

Se nel 2017 le emissioni dalla combustione di combustibili fossili dell’UE sono aumentate dello 0,6%, i numeri per il 2018 mostrano che sono diminuite del 2,5%, il che è positivo.

Anche se a parole tutti vogliamo un aria piu’ pulita e un clima piu’ stabile pochi sono gli abitanti del pianeta che agiscono di conseguenza.

Gli aerei sono i mezzi di trasporto più inquinanti in assoluto ma sembra che l’umanita’ non possa farne a meno. Il numero di passeggieri nei voli aerei negli ultimi 15 anni è più che raddoppiato raggiungendo i 4.6 miliardi nel 2018! L’industria aeronautica cerca di rispondere a questa iper richiesta di voli progettando arei sempre piu’ grandi e più veloci e di conseguenza più inquinanti.

Nel mondo si vendono circa 78 milioni di auto, negli ultimi 20 anni il numero è quasi raddoppiato. Non solo, se negli anni ottanta e novanta, complice il prezzo del petrolio, le case automibilistiche ricercavano motori che consumassero meno, oggi l’ideale di automobile sono i grandi SUV, che anche se motorizzati con motori ibridi non sono certo parchi nei consumi.

L’auto elettrica potrebbe rappresentare una riduzione nelle emissionni di gas serra se e solo se l’energia prodotta per le batterie provenisse da fonti rinnovabili.

Con l’aumentare del reddito mondiale oltre ai voli aerei e alle auto il consumo di carne e’ impennato in tutte la aree del mondo ed è passato secondo la FAO dai 24 kg a testa all’anno del 1960 ai 45 kg di oggi!

Come e’ noto la produzione di carne richiede un grande dispendio di acqua ed energia e uno sfruttamento del terreno agricolo per produrre mangimi invece che per dare cibo direttamente all’uomo, rendendo il processo della produzione di carne alquanto inefficiente. In Amazonia gli incendi boschivi avvengono soprattutto per cedere terreno agli allevamenti.

La globalizzazione ha portato anche ad una globalizzazione dell’agricoltura e oggi nei supermercati di tutto il mondo si trovano prodotti che hanno viaggiato in nave o aereo attraverso i cinque continenti per giungere sulle tavole, senza che cio’ impensierisca i piu’.

Le nostre case hanno oramai tutte l’aria condizionata e il riscaldamento, anche nei paesi in via di sviluppo i condizionatori sono sempre di più.

Le case si sviluppano sempre piu’in altezza, i grattacieli, che si avvicinano al record dei 1000 metri di altezza, consumano una quantita’ smodata di energia per le loro funzioni.

Siamo un mondo che richiede ogni giorno piu’ energia, per caricare i nostri cellulari, per fare andare gli elettrodomestici, l’aria condizionata, le auto e gli aerei e sembra non esserci fine allo sfruttamento delle risorse naturali! Nel prossimo futuro la tecnologia 5G con lo internet of things non farà che aumentare ancora di più i consumi. Piu’ connessioni vuol dire piu’ consumi anche se potenzialmente i dati dello IoT potrebbero essere analizzati e utilizzati per migliorare l’efficenza dei dispositivi collegati. Forse ma in un secondo tempo.

Milioni di persone scendono in piazza chiedendo che gli stati facciano azioni concrete per combattere i cambiamenti climatici.

Nuovi movimenti emergono ma sembra che al momento ne’ gli stati ne’ i cittadini vogliano accettare le conseguenze di una dastrica riduzione dei consumi e di conseguenza degli stili di vita.

Dalla Cina agli Stati uniti all’Europa si sperimentano politiche espansive per aumentare il reddito ed i consumi, la stagnazione e’ vista come un male, la recessione come una tragedia da evitare a tutti costi.

Movimenti che proponevano la decrescita e una vita all’insegna della lentezza non hanno mai preso piede e se qualche partito aveva fatto proprie le idee e i programmi li ha subito disconosciuti non appena giunti al potere.

Il problema dei cambiamenti climatici che pure è urgente verrà affrontato come l’uomo ha sempre fatto: combattendo i sintomi e non le cause. L’uomo non risolve mai i problemi, semplicemente se ne stanca, e vedo gia’ all’orizzonte soluzioni che ci aiuteranno ad affrontare le emergenze.

Purificazione dell’aria.

Per combattere l’inquinamento atmosferico nella città di Xian Il Governo cinese ha finanziato un prototipo di un sistema di filtrazione che sfrutta l’energia solare per purificare l’aria dalle sostanze inquinanti.

L’impianto, che ha la forma di un grande camino, è alto 18,2 metri e, secondo i primi dati, riuscirebbe a emettere ogni giorno fino a 8 milioni di metri cubi di aria filtrata. A chiudere la parte superiore della struttura una lastra di vetro che, una volta riscaldata dalla luce solare, fa risalire l’aria facendola passare attraverso una serie di filtri industriali per poi rilasciarla purificata.

La stessa soluzione, in grande, potrebbe essere sfruttata in pianura padana! Immaginate se si riuscisse in questo modo a rendere piu’ respirabili le citta’.

Le città sulla costa a rischio inondazione saranno semplicemente spostate.

Giacarta è una città con 12 milioni di abitanti, è la capitale di uno stato molto popoloso e si trova in una zona che è ad alto rischio di inondazione.

Secondo i ricercatori dell’Università di Giacarta la capitale rischia di finire sott’acqua entro la metà del secolo, quindi il governo dopo aver scartato la costruzione di una enorme «muro» da costruire sui fondali di fronte alla città, con isole e ponti che amplierebbero di molto la superficie urbana, ha deciso di spostare la capitale nel Borneo. Questo non fara’ altro che distruggere le foreste del Borneo e altre aree naturali, contribuendo ulteriormente a riscaldare il pianeta.

La barriera in mare potrebbe essere la soluzione per molte altre realtà, prendiamo Venezia, la città sprofonda lentamente, mediamente 2 millimetri all’anno e presto sarà necessario pensare ad un piano di emergenza per salvarla. Due sono le opzioni, o solleviamo la città pezzo per pezzo (i palazzi di Venezia sono costruiti su delle palafitte interrate che potrebbero essere rialzate di qualche centimetro con sistemi oleodinamici) o costruiamo una barriera più efficace del MOSE e gigantesche idrovore per garantire un livello costante dell’acqua anche in caso di Maree altissime.

Le nazioni unite stimano che entro il 2030, metà della popolazione mondiale vivrà in aree dove la disponibilità di acqua sarà critica.

L’agricoltura tradizionale consuma circa il 70% delle risorse idriche del mondo ogni anno, 10% viene usata per usi domestici e circa il 20% dall’industria.

Migliorare l’efficienza delle produzioni agricole diventa cruciale!

Per risolvere questo problema, aggravato dai cambiamenti climatici, si possono adottare soluzioni come l’agricoltura idroponica che consuma 80-90% di acqua in meno rispetto alla coltivazione tradizionale in campo aperto, oltre a garantire un uso più efficiente dei concimi e un maggior controllo delle condizioni fitosanitarie.

L’agricoltura senza terra, indoor, potrebbe rappresentare anche una soluzione per produrre il cibo lì dove serve, nel centro delle città! Mercato a Km 0 al piano terra e orto idroponico ai piani superiori.

L’agricoltura indoor produce frutta e verdura tutto l’anno, non subisce gli eventi climatici e non dipende dalle stagioni, non c’è trasporto né bisogno di celle frigorifere. Pomodori prodotti dalla stessa serra costantemente, tutto l’anno freschissimi.

L’dea geniale sarebbe produrre il Pinot Nero di Borgogna di ottima qualità senza essere in Borgogna! avendo la possibilità di controllare le caratteristiche di suolo, di aria e temperatura ambiente delle terre di Borgogna!

Il cambiamento climatico non è per forza una cattiva notizia per tutti. In Groenlandia ad esempio le città stanno diventando sempre più vivibili grazie all’aumento della temperatura.

Le due città di Nuuk e Ilulissat stanno vivendo un nuovo boom economico! La pesca e la caccia sono state i principali motori economici di Ilulissat da quando è stata fondata come sede commerciale danese più di 250 anni fa! Di recente l’industria della pesca è cresciuta, in parte a causa del ritiro del ghiaccio marino. Inoltre il turismo è in forte espansione.

Il cambiamento climatico ha migliorato la vita anche in Siberia dove il ghiaccio si sta sciogliendo a ritmi sempre più sostenuti dando la possibilita’ di costruire nuovi insiediamenti umani.

Di contro in molte altre aree del pianeta il cambiamento climatico avrà delle conseguenze catastrofali.

Molti dei fiumi dell’Asia hanno origine nell’altipiano del Tibet dove i ghiacciai si stanno sciogliendo a ritmi allarmanti! Gli effetti li sentiranno gli abitanti che vivono a valle, in Cina, Nepal, India. A causa della maggiore quantità d’acqua rilasciata dallo scioglimento dei ghiacciai le alluvioni stanno diventando sempre più violente e presto ci saranno problemi di siccità quando i ghiacciai non ci saranno più.

Sembra che l’Africa subsahariana subirà il maggior contraccolpo. Il problema è che questa parte dell’Africa è l’unica area del globo che aumenterà la popolazione nei prossimi 50 anni.

Le migrazioni climatiche saranno un problema gravissimo nei prossimi anni e nessuno al momento pare abbia preso coscienza. Anche in questo caso cercheremo soluzioni tampone quando il problema scoppierà.

Al momento oltre che far morire i migranti nel mediterraneo o rinchiuderli in campi in Libia non sono state attuate altre soluzioni. Credo che la tendenza alla chiusura delle frontiere aumentera’.

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